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lunedì, dicembre 26, 2005

Il risveglio di Kundalini

Pleasantville è un film bello e tenero, divertente ma emozionante.

scena del filmCome in Brazil e come in Rollerball una grigia e ripetitiva omnipervasisità di schemi che si ripetono immutabili e perciò non si mettono in discussione - non che non si possa o non si debba: semplicemente non si fa - viene sconvolta e sovvertita tramite il sentire. Come in Truman la completa umanità in se stessa, il rifiuto della stereotipicità come regola è lo strumento che apre o per meglio dire rompe il lucchetto di questa trappola.

Ma rispetto alla visione espressa nelle opere su citate, qui gli attori che danno forma alla replica innaturale sono capaci di riscatto: essi non sanno essere completi solo perché non sanno di poterlo essere; per la prima volta lo sguardo è compassionevole e amico su questi fantocci e li accompagna alla liberazione con simpatia e partecipazione. Forse, l'unico parallelo vero può trovarsi in questo in un libro - un po' meno nel film trattone - di P.K. Dick, gli androidi.

Il torto degli abitanti di pleasantville è l'acquiescienza: essi si sono accontentati della spiegazione breve, girando in tondo su strade il cui inizio coincide con la fine; acquistando libri che dietro la copertina hanno solo pagine bianche. La mancanza di curiosità, l'incapacità di chiedersi cosa stia oltre il confine delle proprie limitate certezze, questo è il peccato originale di questi piacevoli e superficiali pupazzi, confinati in una microrealtà adulterata, apparentemente perfetta e in realtà infinitamente ristretta e spersonalizzata.
Fino a che questo equilibrio non viene incrinato e rotto.

Si risveglia Kundalini e tutto cambia, ma non si tratta di sesso (Mary Sue rimane a lungo in bianco e nero). Per alcuni è la lettura; per altri l'arte, la conoscenza, l'amore, la natura. È la novità in sé - meglio: la ricerca della novità in sé - che dà completezza al mondo, la fatale accettazione della sua natura caotica.

Un temporale sottolinea con l'enormità stessa della sua esistenza - ciò che per noi è un banale temporale nasconde al suo interno uno dei fenomeni meno prevedibili e calcolabili dell'universo - la morale, rivoluzionaria, del film: chi non accetta di fare i conti col caos, per narrow-mindedness, limitatezza di vedute, non s'è sempre chiamato conservatore? A costoro non mancherà mai la cena in tavola alla stessa ora, non capiterà mai di bagnarsi le scarpe ma per questo essi si negheranno la bellezza del mondo.

E come dice il sindaco, è una questione di valori.Per chi non l'abbia visto, taccio del finale.
postato da: MaxMem alle ore 20:13 | link | commenti (2)
categorie: cinema, idee