Il mese più freddo dell'anno è passato così, sincronizzato il respiro sul battito ritmico dei passi. Un piede dopo l'altro, da una fermata all'altra, da un colloquio all'altro. Ventiminuti per quattro chilometri - imperativa la puntualità. Anticamere e domande cortesi, indiscrete, legittime, furbette. E poi attese per il rientro sui marciapiede, sulle banchine, nelle piazzole.
Facce di gente che va a far compere o va in ufficio. Ragazzi e vecchi, donne e bambini che parlano fra loro e indicano ridendo qualcosa, qualcuno.
Non aver macchina m'arricchisce di questi dettagli, facce, frammenti: incroci brani che vengono da storie complesse. Così, decontestualizzati, sono una trama metropolitana che vale una vita.
- non intendo permetterglielo, non ora
- allora ho chiamato e indovina? Non rispondeva, dapprima
- vieni via di lì, vieni qua da me, che stai meglio