Viva Verdi!
Alcune metafore sono ributtanti, stucchevoli, abusate.
Perché il pensiero, come ai tempi di Verdi, dev'essere volatile, alato?
Perchè per esser messo per iscritto deve posarsi? perché per esprimersi deve provenire sempre da una precedente condizione di sparpagliamento? Perché i pensieri si librano come farfalle e volano come libellule sui prati, incuranti di un minimo di buongusto - riportandoci alla vispa Teresa, al Valentino vestito di nuovo, ma insomma proprio nessuno ha voglia di fare uno sforzo di originalità?
Eppure spesso un pensiero è espresso per pungere (come un'ape); a volte non è particolarmente veloce, arranca con una certa pesantezza - torpido quanto una tartaruga - o carica come un ariete, furibondo ed entusiasto come un torello. Altre volte scorre liquido come il mercurio nel termometro, a volte s'accende con la sicumera di una buona, vecchia, macchina tedesca. O si scalda e monta come una polenta.
A volte addirittura latita, come Craxi ad Hammamet, o corre da un argomento all'altro, in mobilità come un operaio Alfa, inafferrabile come i soldi arrivati alle finanziarie di Berlusconi dalla Svizzera.
Non è che la quotidianità ci neghi immagini ricche e varie, va detto.